Vedi sicuramente sempre più atleti di alto livello indossare calze compressive alte e ti chiedi il perché e quale sia la loro utilità? Se atleti esperti le utilizzano, è certamente perché offrono un vantaggio in termini di efficacia, comfort e recupero. Vedremo insieme quali sono le ragioni e perché, anche a un livello più modesto, se ne può trarre un immenso beneficio con un investimento contenuto.
La fisiologia
Il sangue circola in entrambe le direzioni tra il cuore e le altre parti del corpo: all'andata è il cuore a spingere il sangue verso gli organi, mentre al ritorno agisce come una pompa aspirante (è la cavità cardiaca a garantire gran parte del ritorno venoso), ma in realtà la risalita è più o meno complessa a seconda delle zone del corpo. Se ci pensi, dalle caviglie il sangue deve risalire per circa 1,20 m in verticale per tornare al cuore: un'impresa non da poco! Per fare questo, il nostro organismo è dotato di un sistema di valvole a nido di rondine che fraziona lo sforzo totale in tanti piccoli dislivelli di pochi centimetri. A questo si aggiunge un'ulteriore particolarità: esistono due reti di circolazione venosa di ritorno, una profonda all'interno dei muscoli e una superficiale tra pelle e tessuto muscolare. La rete profonda, o intramuscolare, possiede un potente meccanismo d'azione: ogni contrazione comprime le vene spingendo il sangue di valvola in valvola. In generale, in assenza di patologie venose pregresse, questo non crea particolari problemi. La rete superficiale, al contrario, non dispone di questa compressione naturale e il rischio di ristagno sanguigno è reale, con conseguente accumulo di tossine, edemi e dolori alle gambe.
Come funziona?
Le calze a compressione creano una forza "artificiale" attorno alla cute e appiattiscono il reticolo venoso superficiale, che beneficia così di un effetto che impedisce il ristagno sanguigno e favorisce il ritorno venoso. Gli effetti comprovati per le persone affette da vene varicose o flebiti sono stati semplicemente applicati agli sportivi. Sul mercato esistono due tipologie principali di calze a compressione. Le prime sono senza piede e terminano alla caviglia, pensate soprattutto per l'uso durante lo sforzo. Le altre sono più orientate (ma non necessariamente) al recupero, hanno il piede e sono del tutto simili a calzini tradizionali.
Nella pratica
Durante lo sforzo e le gare puoi utilizzare questo tipo di prodotto: avrà un effetto sostanziale sul tuo comfort e sulla qualità del recupero post-sforzo ma, chiaramente, l'impatto sulla tua prestazione sarà marginale, a meno che tu non sia a un altissimo livello in cui ogni minima percentuale fa la differenza. D'altra parte, secondo alcuni praticanti, il beneficio in termini di supporto e stabilizzazione muscolare è essenziale, riduce le oscillazioni e offre una sensazione di efficienza a cui alcuni non possono più rinunciare. Per il recupero il beneficio è concreto e l'effetto positivo post-sforzo è stato provato scientificamente. La compressione limita drasticamente il ristagno ematico nelle zone interessate, previene gli edemi (anche quelli invisibili a occhio nudo) e il senso di pesantezza alle gambe, garantendo un recupero decisamente superiore. Da notare che, per la massima efficacia, è fondamentale indossare le calze defaticanti subito dopo l'attività senza attendere: è essenziale per ottimizzare il recupero ed evitare l'affaticamento delle gambe.
L’utilità della compressione per gli sportivi è ormai dimostrata: il suo utilizzo è ampiamente raccomandato e apporta un reale valore aggiunto, in particolare in tutti gli sport di resistenza. Ma non pensare che questo utilizzo sia limitato solo agli atleti più esperti. Il camminatore occasionale, o l'escursionista su lunghe distanze, troverà ogni sera dopo la tappa giornaliera un vero sollievo nell'utilizzare calze defaticanti. Queste ottimizzeranno infatti il recupero e faciliteranno la ripartenza il giorno successivo, cancellando la sgradevole sensazione di affaticamento e gambe pesanti.